La linea di salita segue una fessura che solca in maniera regolare lo sperone di sinistra della parete; è un itinerario abbastanza frequentato e la qualità della roccia è buona.
Risale il pilastro immediatamente a sinistra della “Finestra della Chiaraviglio”; un ascensione piacevole e di difficoltà non esagerate che si svolge su roccia buona
Ascensione molto bella, caratterizzata da una linea logica con difficoltà classiche. Il terzo tiro è caratterizzato dalla presenza di un grande tetto che si aggira sulla sinistra. Le soste sono attrezzate; qualche chiodo lungo la via. Portare cordini, nut e friend medio-grandi, martello e qualche chiodo.
Itinerario consigliabile che risale lo sperone di destra del Torrione Aquila, uno dei primi a essere aperti in questo settore della parete Est. La roccia è ottima e le soste sono comode.
Via interessante di impostazione classica; risale su buona roccia la parte centrale della parete.
E’ una via classica del Corno Piccolo. La via sale per fessure e diedri e non è intuitivo il percorso; necessita un po’ di esperienza alpinistica. Le protezioni sono poche e spesso vanno rinforzate.
La vetta occidentale è sostenuta a Sud da uno sperone roccioso che si protende in bella evidenza tra lo spigolo SSE a destra e il canale Moriggia-Acitelli a sinistra.
La “Diretta Alessandri” Risale il lato sinistro del “Terzo Pilastro” seguendo un evidente sistema di fessure. È un itinerario logico, elegante; si svolge in un ambiente grandioso e su roccia compatta eccetto qualche breve tratto del finale. Le difficoltà complessiva delle avvicinamento e dell’ascensione in sé offrono soddisfazioni almeno pari a quelle di una grande classica delle Dolomiti. Considerato il non elevatissimo grado di affollamento del “Paretone” è certamente la via con il maggior numero di frequentatori. Questa l’ha resa sufficientemente attrezzata nel suo complesso ma ciò non dispensa dal portare con sé tutta la normale dotazione alpinistica compresi chiodi e martello (Friend fino al 3)
Itinerari aperti da cordate composte da padre e figlio sono molto rare: la via delle due generazioni, aperta nel 1981 da Roberto (il figlio) ed Enrico Ciato (il padre) è una di queste. Da subito è diventata una delle vie più ripetute della Seconda Spalla; roccia ottima, possibilità di proteggersi e un passo di VI che ha messo ha dura prova numerose cordate. La via sale all’estrema sinistra della parete nord; i gradi sono discontinui, rimangono contenuti (max V), per quasi tutta la via eccetto la partenza dell’ultimo tiro dove occorre superare una placca di VI grado. La roccia è ottima e le soste sono attrezzate anche se occorre sempre stare attenti perchè il materiale spesso è datato. In genere ci si può proteggere abbastanza facilmente con dadi e/o friend, le protezioni non sono abbondanti ma presenti nei passi più duri. Oggi ad esempio nel passo chiave ci sono ben tre chiodi mentre anni fa ce n’era soltanto uno.
“Cavalcare la tigre” è una via simbolo del Gran Sasso. Ha segnato un’epoca, quella delicata zona temporale di transizione tra il movimento classico in senso stretto e quello moderno. Il “pancione” della Est del Corno Piccolo era uno dei principali problemi del gruppo il suo superamento, oltre che fissare una tappa importante nella storia dell’alpinismo locale, ha certamente contribuito a delineare i contorni dell’arrampicata moderna nel bacino del Gran Sasso d’Italia. È una via di ampio respiro, una gran cavalcata sulla muraglia orientale del Corno Piccolo, come riecheggia, insieme ad altro, nel suo stesso nome. Dopo circa 150 m di zoccolo la via affronta nel mezzo una grande pancia monolitica, dopo aver aggirato sulla destra le gialle fasce strapiombanti che si trovano alla sua base (lo zoccolo può essere evitato salendo le prime quattro lunghezze di “F.i.r.s.t.”). Le difficoltà si concentrano nella parte mediana della via, in corrispondenza del caratteristico “Pancione”, che viene superato in parte in artificiale in parte con delicata arrampicata libera su protezioni non proprio ravvicinate (il tratto in artificiale è stato superato in libera recentemente). Portate cordini, nut, friend medio-piccoli, staffe per il tratto in artificiale; utili martello e qualche chiodo.
Aquilotti 72 Una delle vie più ripetute delle Spalle. In verità non tutta la via è molto ripetuta ma soltanto l’ultimo tiro: quello dei chiodi a pressione. Questo è dovuto al fatto che quasi tutti coloro che salgono per il Vecchiaccio evitano il tiro finale, quello più duro, e ripiegano su quello di Aquilotti. Non è infrequente quindi che sull’ultima sosta vengano a trovarsi diverse cordate con relativo intreccio di corde. Questa del 1972 è la prima della lunga serie di itinerari aperti dagli Aquilotti sulle pareti del Gran Sasso. Dopo la 72 seguirà Aquilotti 73 (Monolito), 74 (Seconda Spalla), 75 (ancora sulla Seconda Spalla), 79 (Quarto Pilastro, vetta Orientale), 85 (Terza Spalla), 2001 (Strutture di Intermesoli). Una bellissima tradizione che ancora continua. Quando questa via fu aperta nessuno ancora osava avventurarsi sulle placche del Corno Piccolo in libera.
Le montagne cambiano negli anni e con loro le vie che le attraversano, i libri invece no, restano sempre gli stessi. Ovviamente non abbiamo nulla contro i libri, li usiamo e continueremo a farlo. In alcuni casi però si può fare un passo avanti e sfruttare un po’ di buona tecnologia, a patto di non pensare che il telefono scali al posto nostro!
Relazione e dati di apertura relativi alla prima salita invernale. Mentre la prima salita estiva risale al 20 luglio 1929 ad opera di Domenico e Dario D’Armi e A. Conte.
Via breve ma molto bella e su roccia ottima. Si sviluppa sullo spigolo che porta alla vetta de La punta dei due.
La via attacca dal forcellino tra la punta dei due e le torri senza nome del torrione aquila. Dal forcellino prendere la fessura sulla dx del filo di cresta fino a raggiungere il filo di cresta che con circa 2/3 m porta al inizio di una cengia orizzontale. Possibile sosta sulla sx (due spit con catena possibile discesa). Dalla sosta a spit seguire la fessura sopra la sosta che traversando orizzontalmente seguendo la cengia (lato val maone) conduce prima ad un forcellino e poi ad una fessura che risalendo porta in vetta a punta dei due(sosta di calata a spit e catena)